Lo straordinario legame tra api e streghe
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Api e Streghe
Amo tantissimo gli insetti impollinatori e le api sono davvero le mie preferite. Così ho deciso di creare questo articolo con tutte le meravigliose connessioni tra il loro mondo e il nostro. Spero vi piaccia!
Le api, creature instancabili e misteriose, sono state da sempre compagne spirituali di noi streghe. Non si tratta solo del miele o della cera, ma di un’intera visione del mondo condivisa. Il miele, ad esempio, è l’ingrediente chiave dell’idromele (mead), una bevanda fermentata offerta spesso alle divinità nei rituali antichi. La cera, invece, è preziosa per creare candele rituali e sigilli magici. Ma la vera magia di queste piccoline ronzanti va ben oltre la materia.

Danze e vibrazioni
L’ape comunica con movimenti come la danza del ventre e suoni prodotti dalle ali. I riti delle streghe, soprattutto quelli tantrici e sciamanici, includono danze e canti per canalizzare energia o per viaggiare tra i mondi.
Il ronzio delle api è terapeutico. È dato principalmente dal rumore delle ali ed emette frequenze tra i 200 e i 250 Hz durante in volo. Se si riesce a percepirlo come un sussurro e non come un allarme da cui scappare, questo suono è capace di rilassare il corpo e la mente. Il tono naturale di un ape è come un Do centrale che apre fiori e cuori.
Esiste infatti l’apiterapia sonora, una forma di guarigione sottile ma potente, che i custodi degli alveari sperimentano ogni giorno. Non a caso, i beekeepers vivono più a lungo della media.
Conoscenza del Tempo
Sia le api che le streghe hanno una connessione profonda con i cicli naturali e i cambiamenti del tempo. Le api percepiscono i campi elettromagnetici e si orientano grazie al campo magnetico terrestre. Le streghe, attraverso i loro rituali e la connessione con la Terra e la Luna, fanno lo stesso. Entrambe le figure leggono il mondo invisibile, anticipano i mutamenti della Natura e portano con sé una conoscenza ancestrale, capace di scrutare oltre il velo del presente. In Grecia, le tre ninfee Melaina la nera, Cleodora e Coricia (conosciute come le Trie) erano dee-ape che insegnarono ad Apollo l’arte della profezia.

Viaggiatrici tra i mondi
In molte culture antiche, queste creaturine erano viste come psicopompi, guide delle anime tra il mondo dei vivi e l’aldilà. Le tombe micenee erano a forma di alveare, suggerendo che dopo la morte, l’anima potesse trasformarsi in ape.
Nella tradizione germanica, si credeva che durante il sonno l’anima potesse uscire dal corpo sotto forma di ape. Ma attenzione: se l’ape viene intrappolata o uccisa, anche l’anima rischia di non poter tornare!
Spiriti selvatici e protettori della natura
Come le fate, le api sono creature alate, legate ai fiori e alla bellezza selvatica del mondo. Entrambe sono considerate custodi della natura, e incarnano l’energia di Marte: dolci ma anche pungenti, capaci di proteggere, ma anche di colpire se provocate.
Noi streghe conosciamo bene questa duplice natura.

Congrega e alveare
Non è un caso che molte congreghe di streghe scelgano di chiamarsi “alveari“. Questa scelta non è soltanto poetica, ma profondamente simbolica: l’alveare è una metafora vivente di cooperazione, mistero e potere condiviso.
Come in un vero alveare, la struttura della congrega è quella di un organismo collettivo, intimamente connesso, dove ogni singolo membro, pur distinto, agisce in armonia con gli altri, contribuendo al benessere e alla forza del tutto. Non c’è gerarchia imposta, ma un equilibrio di ruoli.
Le streghe, proprio come le api, lavorano insieme alle loro sorelle con dedizione e precisione: costruiscono cerchi sacri come favi resistenti, proteggono il loro sapere come buon miele, incantano il mondo con gesti silenziosi ma potentissimi. Ogni incantesimo è una vibrazione, un’eco collettiva, come il ronzio armonico di un alveare in piena attività.
In entrambi i mondi — quello magico e quello naturale — l’unione è forza, la collaborazione è sacra, e il sapere si trasmette in forme sottili, intuitive, spesso invisibili. Definirsi “alveare” è dunque un richiamo ancestrale a un modo diverso di esistere, di connettersi, di trasformare il mondo insieme.

Dillo alle api
L’usanza di “dirlo alle api” (in inglese “telling the bees”) è una tradizione folkloristica presente in varie regioni dell’Europa, in particolare nel Regno Unito, ma con tracce anche in Francia, Germania e nelle culture celtiche soprattutto nelle campagne dove era molto facile che si possedessero delle arnie. Questa pratica prevede che il custode degli alveari comunichi agli insetti eventi importanti della vita della famiglia — soprattutto morti, matrimoni, nascite o cambiamenti significativi — come se le apette facessero parte della comunità familiare.
Come detto prima, questi insetti, sin dall’antichità, sono state considerate creature sacre, intelligenti e misteriose, spesso associate all’anima, all’aldilà, o a un ordine superiore. In molte culture, l’alveare era visto come una sorta di microcosmo spirituale e sociale, con leggi e strutture quasi umane.
“Dirlo alle api” nasce quindi dal rispetto e dalla convinzione che ignorarle in momenti cruciali potesse portare sfortuna, come ad esempio:
- La morte dell’apicoltore: se non comunicata alle api, poteva portare alla morte o alla fuga dell’intero sciame.
- Il matrimonio o una nascita: si decoravano gli alveari o si portavano doni simbolici.
- In alcuni casi, le api venivano invitate simbolicamente al funerale o gli si lasciava un dolce in segno di lutto condiviso.
E come avveniva questa comunicazione?
Si bussava leggermente all’alveare. Si parlava ad alta voce, usando formule come: “Il vostro padrone è morto, ora non è più lui che vi accudisce” oppure “Il vostro padrone si è sposato.”
In certe zone, si coprivano gli alveari con un drappo nero durante un lutto, oppure si offriva del miele o un pezzo del banchetto nuziale per celebrare una gioia.

Oggi questa tradizione è più un simbolo poetico e spirituale che una pratica viva, ma è sopravvissuta in letteratura, folklore e nel mondo dell’apicoltura tradizionale. L’usanza viene talvolta ripresa in racconti, poesie o film per evocare un senso di connessione profonda tra natura e umanità.
